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Report povertà 2026: chi lavora, chi invecchia, chi resta solo

In Italia la povertà è una condizione duratura che tende a consolidarsi nel tempo, coinvolgendo persone e famiglie che faticano sempre più a uscire da situazioni di vulnerabilità economica e sociale. È la triste realtà che emerge dal Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia, presentato da Caritas Italiana presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana e realizzato a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere Caritas presenti sul territorio nazionale.

Dai dati emerge un’immagine al quanto preoccupante del Bel Paese, dove diminuiscono i cosiddetti “nuovi poveri”, ma aumentano la povertà cronica, l’intensità dei bisogni e la permanenza nelle condizioni di disagio. Le persone incontrate e accompagnate dalla rete Caritas nel corso del 2025 sono state 282.539. Si tratta del numero più alto mai registrato. Rispetto al 2024 l’aumento è dell’1,7%, una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti ma comunque significativa, perché conferma come non si sia verificata alcuna reale inversione di tendenza rispetto al periodo precedente alla pandemia.

La povertà diventa una condizione stabile

Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dal Rapporto riguarda il carattere sempre più strutturale della povertà. Sempre più persone restano intrappolate per anni in condizioni di difficoltà economica e sociale, allontanandosi progressivamente dalla soglia minima di benessere.

I dati segnalano infatti un record, rispetto agli anni precedenti al Covid-19, sia della povertà cronica sia dell’intensità della povertà. In altre parole, le persone che chiedono aiuto sono sempre più povere e rimangono tali per periodi sempre più lunghi.

Diminuisce invece la quota dei nuovi poveri, che si attesta al 37,6%. Un dato che potrebbe apparire positivo ma che, secondo Caritas Italiana, indica piuttosto una trasformazione della povertà in fenomeno persistente e radicato.

Anziani sempre più fragili e soli

Tra gli elementi che destano maggiore preoccupazione, la crescita della componente anziana. Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 accompagnati dalla rete Caritas è aumentato del 191%, passando dal 7,7% al 15,4% dell’utenza complessiva.

Si tratta di un fenomeno che racconta molto più di una semplice difficoltà economica. L’invecchiamento della popolazione si intreccia infatti con problemi sanitari, fragilità personali, pensioni insufficienti e progressivo indebolimento delle reti familiari e sociali.

Accanto alla povertà cresce infatti la solitudine. Le persone che vivono sole rappresentano oggi il 32,9% degli assistiti, contro il 23,8% di dieci anni fa. Quasi un utente su tre è costituito da una sola persona.

Il rapporto evidenzia come l’isolamento sociale rappresenti spesso un moltiplicatore delle fragilità: il 59,9% delle persone sole sperimenta infatti forme di povertà multipla, nelle quali si sommano problemi economici, sanitari e abitativi. Lutti, separazioni, malattie e rotture familiari contribuiscono ad assottigliare progressivamente le reti di sostegno, lasciando molte persone prive di punti di riferimento.

Salute e casa: le nuove emergenze sociali

Un altro dato significativo riguarda la crescita dei bisogni sanitari. Nell’ultimo decennio le richieste legate alla salute sono aumentate del 69,4%.

Secondo il Report, il 16,1% delle persone accompagnate dalla Caritas presenta condizioni di fragilità cronica o disabilità. Parallelamente cresce il numero di cittadini costretti a rinunciare a visite specialistiche e cure mediche per motivi economici o a causa delle lunghe liste d’attesa.

Particolarmente delicata appare la situazione della salute mentale. Tra le persone che soffrono di disturbi psichici, quasi otto su dieci vivono contemporaneamente tre o più forme di disagio, segno di una vulnerabilità complessa che richiede interventi integrati.

Anche il tema dell’abitare continua a rappresentare uno dei principali fattori di esclusione sociale. La vulnerabilità abitativa riguarda il 34,9% degli utenti seguiti dalla rete Caritas. Oltre 24 mila persone sono state incontrate in condizioni di grave marginalità abitativa o totale assenza di dimora, mentre cresce il numero di famiglie che, pur disponendo di un’abitazione, non riescono più a sostenere il peso di affitti, bollette e spese ordinarie.

La casa, sottolinea il Rapporto, non rappresenta soltanto un bene materiale, ma una condizione essenziale per la stabilità familiare, la salute, i percorsi educativi dei figli e la possibilità stessa di costruire un progetto di vita.

Lavorare non basta più

Tra le trasformazioni più evidenti degli ultimi anni vi è poi l’espansione del fenomeno dei working poor, i lavoratori poveri.

Nel 2015 gli occupati rappresentavano il 13,3% delle persone accompagnate dalla rete Caritas. Oggi sono il 24%, quasi il doppio. Il fenomeno colpisce soprattutto le fasce centrali dell’età lavorativa: il 31,7% tra i 35 e i 44 anni e il 31% tra i 45 e i 54 anni.

Si tratta di uomini e donne che, pur avendo un’occupazione, non riescono a garantire a sé stessi e alle proprie famiglie condizioni di vita dignitose. Alla base di questa situazione vi è soprattutto la perdita di potere d’acquisto dei salari. Tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni reali in Italia sono diminuite dell’8%, il peggior dato registrato tra i principali Paesi europei.

Le famiglie con figli restano le più esposte

Ma in Italia, il volto della povertà continua ad avere quello delle famiglie con figli. Oltre la metà delle persone accompagnate dalla rete Caritas, il 52%, vive infatti con minori a carico.

Dietro questi numeri si nascondono le difficoltà quotidiane di migliaia di nuclei familiari che devono affrontare contemporaneamente spese per l’abitazione, costi energetici, bisogni educativi e sanitari, spesso con redditi insufficienti o precari.

“I dati devono orientare le nostre scelte”

Nel corso della presentazione del Rapporto, il neopresidente di Caritas Italiana, mons. Benoni Ambarus, ha richiamato la necessità di affrontare la questione della povertà attraverso interventi strutturali e non soltanto emergenziali.

“La logica dei bonus per contrastare la povertà non basta. Bisogna rafforzare la giustizia sociale e la redistribuzione delle ricchezze”, ha affermato il presule, sottolineando come gli strumenti straordinari adottati durante la pandemia abbiano avuto una loro utilità, ma non possano rappresentare una risposta permanente.

Secondo mons. Ambarus, occorre recuperare una capacità collettiva di riconoscere le sofferenze presenti nella società: “Esiste una compassione personale e collettiva capace di riconoscere davvero il problema? Solo partendo da questa inquietudine autentica possiamo trovare soluzioni efficaci”.

Il Report, precisano da Caritas Italiana, non è soltanto uno strumento statistico ma un aiuto concreto per leggere la realtà e orientare le scelte pastorali, sociali e politiche: di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise.

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