C’è qualcosa di profondamente autentico negli incontri che nascono dalla condivisione concreta. È proprio questo lo spirito che ha animato la settimana di “missione” tra la Caritas Diocesana di Foggia-Bovino e Cáritas Diocesana de Huelva, un’esperienza intensa fatta di volti, storie e luoghi che raccontano ogni giorno la fragilità e la speranza.
L’iniziativa si inserisce nel percorso del RAEMH (Rete Africa Europa per la Mobilità Umana), una rete che unisce realtà diverse con un obiettivo comune: costruire accoglienza, dignità e opportunità per chi vive situazioni di vulnerabilità.
I primi giorni: accoglienza e servizio
La settimana ha preso il via proprio nei giorni di Pasqua, un momento simbolico che ha subito dato il tono all’intera esperienza. La delegazione spagnola, arrivata a Foggia, si è immersa fin da subito nella realtà del territorio partecipando attivamente ai pranzi solidali organizzati a Borgo Incoronata e presso la mensa diocesana.
Non solo osservatori, ma protagonisti del servizio: un gesto semplice, ma potente, che ha permesso di entrare in contatto diretto con le persone e con i bisogni reali della comunità.
Nei giorni successivi, la visita al centro Caritas della parrocchia SS. Salvatore ha mostrato un altro volto dell’accoglienza: il servizio docce e colazione per senza fissa dimora, attivo più volte a settimana. Un presidio fondamentale che va oltre l’assistenza materiale, restituendo dignità e attenzione.
Il pomeriggio ha portato la delegazione in uno dei luoghi più complessi del territorio: Borgo Mezzanone, noto come il più grande ghetto d’Europa. Una realtà difficile, che interpella quotidianamente operatori e volontari.

La giornata si è conclusa nella parrocchia San Paolo Apostolo, dove i volontari hanno condiviso esperienze e criticità legate alla gestione dei bisogni di un quartiere segnato da forti disuguaglianze.
Confronto, spiritualità e approfondimento
La settimana è proseguita con momenti di confronto e scambio sempre più profondi. Presso la sede centrale della Caritas di Foggia, la delegazione ha incontrato operatori, volontari e giovani del Servizio Civile, dando vita a un dialogo ricco sulle diverse modalità di intervento tra Italia e Spagna.
Non è mancata una dimensione spirituale: la visita a San Giovanni Rotondo, con un momento di preghiera sulla tomba di San Pio, ha rappresentato un’occasione di raccoglimento e riflessione sul senso del servizio.
Nel pomeriggio, spazio anche all’approfondimento delle dinamiche legate all’accoglienza dei migranti, grazie all’incontro con la Flai Cgil di Foggia. Un momento importante per comprendere gli aspetti burocratici e normativi che spesso accompagnano le situazioni di fragilità.
La giornata si è poi conclusa con la visita al ghetto di Rignano, un altro luogo simbolo delle contraddizioni legate al fenomeno migratorio.
Incontri e testimonianze
Tra i momenti più significativi, l’incontro con l’Arcivescovo Ferretti ha segnato la penultima giornata. Un’accoglienza calorosa e parole di incoraggiamento che hanno rafforzato il senso del cammino condiviso.

Insieme alla Caritas Diocesana di Cerignola-Ascoli Satriano, la delegazione ha visitato il ghetto di Tre Titoli e la struttura dedicata a Santa Bakhita, un presidio importante che offre anche servizi sanitari ai migranti.
La giornata è proseguita con il pranzo presso la mensa della “Casa della Carità” e la visita ad altre realtà sostenute dalla Caritas locale: il centro “Diorama” e una struttura di accoglienza per minori non accompagnati. Luoghi diversi, ma uniti dalla stessa missione: prendersi cura.
Uno sguardo al futuro
La settimana si è conclusa con un ultimo momento significativo: la visita alla “Clinica legale” dell’Università di Foggia, un progetto che offre supporto giuridico ai migranti, in particolare a quelli che vivono nel ghetto di Borgo Mezzanone.
Infine, il saluto presso la sede della Caritas di Foggia ha rappresentato non solo la chiusura di un’esperienza, ma anche l’inizio di qualcosa di più grande.
Perché questa settimana ha lasciato una consapevolezza chiara: creare reti internazionali è fondamentale. Condividere buone pratiche, confrontarsi e costruire insieme permette di rafforzare i percorsi di accoglienza e promuovere una visione comune basata sulla dignità della persona.
Non è stato solo uno scambio, ma un vero incontro tra comunità. E come tutti gli incontri autentici, non finisce qui. Continua, ogni giorno, nei gesti concreti, nelle relazioni costruite e nell’impegno condiviso a favore dei più fragili.